Care Colleghe e cari Colleghi,

tra pochi giorni andremo a votare per il rinnovo delle RSU in tutti i comparti delle amministrazioni pubbliche.

È la sesta volta che lo facciamo dal 1998 ad oggi e potremmo quasi dire di sentirci, tutti noi, dei veterani della democrazia rappresentativa nei luoghi di lavoro...

E invece, credetemi, non è così.
Una tornata elettorale come questa non c’era mai stata.
Le elezioni di quest’anno sono per noi una novità assoluta.
Un viaggio verso una terra incognita.
Una sfida in difesa della rappresentatività democratica.

Tutto avviene in un contesto politico e culturale che mira allo smantellamento non solo della Pubblica Amministrazione (gravissimo già di per sé), ma dell’intero sistema degli strumenti di partecipazione democratica dei lavoratori alla vita delle amministrazioni.

Ci vogliono convincere a disinteressarci dei problemi organizzativi, degli sprechi e delle inefficienze che affliggono la P.A.

Vogliono diffondere fra i lavoratori il dubbio che il processo di condivisione delle scelte all’interno delle aziende in cui operano sia un ostacolo alla modernizzazione della P.A. e allo sviluppo del Paese.

Vogliono insinuare nei pubblici dipendenti la paura strisciante di impegnarsi in prima persona per difendere i diritti individuali e collettivi nei luoghi di lavoro, per non esporsi a qualche spiacevole conseguenza come, solo per fare un esempio, l'azione intimidatoria contro la nostra sigla in atto all'interno dell'INAIL.

Vogliono che nella Pubblica Amministrazione (“anche” nella Pubblica Amministrazione!) si affermino l’individualismo, la delazione e il caporalato dirigenziale.

La ricerca costante della protezione del "capo".

La sudditanza umiliante verso i poteri forti.

La prassi della raccomandazione come strumento di  meritocrazia. In una parola: la mentalità bizantina e “paramafiosa” che sta portando alla fossa questo Paese.

Non siamo davanti a una semplice sfida elettorale per decidere quale sindacato conti di più. Questa volta la sfida è culturale, tra due modi opposti e divergenti di intendere la Pubblica Amministrazione e, di conseguenza, ciò che essa rappresenta in una società civile.

Mai come questa volta, tutti guardano all’esito delle elezioni 2015 per le RSU nel Pubblico Impiego. Vogliono capire se i lavoratori pubblici siano rassegnati a subire tutto ciò che si sta decidendo contro di loro, sentendosi ancora chiamare fannulloni da politici che disertano regolarmente il loro posto di lavoro.

Stavolta non vogliono misurare i nostri voti ma la nostra anima.

Care lavoratrici e lavoratori della P.A., ultimo baluardo che tiene in piedi ciò che resta del settore pubblico a garanzia e tutela dei diritti di tutti i cittadini: quello che vi chiedo è un gesto di partecipazione, di democrazia e di libertà. Andiamo a votare in massa il 3, 4 e 5 marzo prossimi.

Andiamoci a testa alta!

Andiamoci per ribadire il nostro diritto al rinnovo del contratto!

Andiamoci perdire basta ai provvedimenti vessatori sulla P.A. e su chi ci lavora!

Andiamoci per riprenderci la nostra dignità di lavoratori!

E lasciamo nelle urne la firma indelebile del nostro orgoglio di essere pubblici dipendenti: il voto alle candidate e ai candidati nelle liste della UILPA, donne e uomini che credono fermamente che, con l'impegno e la tenacia, le cose possano anzi, debbano cambiare in meglio.

Donne e uomini di un Sindacato attivo, concreto, attento alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini e deciso a portare avanti, con forza e determinazione, la propria battaglia nel Pubblico Impiego per la salvaguardia retributiva e professionale.

Con quel semplice gesto potremo ancora sperare per noi stessi e per i nostri figli che anche in futuro il nostro lavoro continui a rappresentare l’unica, autentica, suprema garanzia di uguaglianza per tutti i cittadini, ma anche di partecipazione, di democrazia e di libertà per chi lavora ogni giorno al loro servizio.  

Alle candidate ed ai candidati della UILPA una raccomandazione: non abbiate timore di chiedere il voto alle colleghe ed ai colleghi e non date per scontato il voto di nessuno. Avete mille ragioni per chiederlo, ragioni che stanno nella  vostra credibilità e nel vostro impegno quotidiano e nella bontà e trasparenza delle nostre lotte e delle nostre azioni a tutela dei lavoratori che rappresentiamo.

Un abbraccio e buon voto a tutti e, come Nelson Mandela, non smettete mai di sognare!

Benedetto Attili